Una recente scoperta scientifica rimescola le carte per quanto riguarda uno degli aspetti più dibattuti fin dalla notte dei tempi: la longevità. Si legge ora che la durata della vita non dipende solo dal patrimonio genetico ereditato alla nascita.
Un nuovo studio condotto da Meng Wang, Senior Group Leader del Janelia Research Campus dell’Howard Hughes Medical Institute (HHMI), apre infatti scenari interessanti sul ruolo dell’epigenoma, ovvero l’insieme di modifiche chimiche che influenzano l’attività dei geni senza alterare il DNA.
Secondo la ricerca, alcuni cambiamenti cellulari legati alla longevità possono essere trasmessi dai genitori alla prole attraverso questo complesso sistema di regolazione.
Dai lisosomi agli istoni: il percorso delle “informazioni”
I protagonisti dello studio sono i lisosomi, organelli cellulari conosciuti a lungo come “centri di riciclaggio” della cellula. Negli esperimenti condotti sul verme nematode Caenorhabditis elegans, Wang e il suo team hanno osservato che le variazioni nei lisosomi vengono comunicate alle cellule riproduttive tramite gli istoni, proteine fondamentali per l’organizzazione del DNA.
Questo meccanismo consente di modificare l’epigenoma e di trasmettere ai discendenti informazioni utili per la regolazione della longevità.
Una domanda aperta da anni
Da tempo questo gruppo di ricerca studia il legame tra lisosomi e durata della vita di questi organismi. Era già noto che i lisosomi avessero un ruolo nel modulare l’invecchiamento, ma restava da chiarire come queste informazioni potessero passare da una generazione all’altra senza coinvolgere direttamente il DNA.
Lo studio appena pubblicato colma questa lacuna, svelando un percorso di comunicazione cellulare che rende possibile l’eredità di cambiamenti epigenetici.
Implicazioni per la scienza della longevità
La scoperta introduce un tassello importante nella comprensione dei processi che regolano la vita. Collega infatti due mondi solo in apparenza distanti: la funzione dei lisosomi e la trasmissione epigenetica.
Questo risultato offre agli scienziati un nuovo punto di vista per interpretare come gli organismi riescano ad adattarsi a condizioni ambientali difficili e come tali adattamenti possano essere ereditati dai figli.
Le prospettive oltre il modello animale
Certo, la ricerca la momento è stata condotta su un piccolo verme, ma le sue implicazioni sono amplissime. I meccanismi epigenetici sono infatti comuni a molti organismi, uomo compreso.
Capire come stress e adattamenti possano lasciare un segno nell’epigenoma e trasmettersi di generazione in generazione potrebbe aprire la strada a nuove prospettive nello studio dell’invecchiamento e della salute.
