In media il 71% delle persone nel mondo afferma di essere felice, mentre il 29% si dichiara infelice. Un panorama, che tuttavia, presenta notevoli variazioni geografiche.
I livelli più elevati di felicità si riscontrano in India, dove l’88% della popolazione si dichiara felice, e nei Paesi Bassi (86%). All’estremo opposto, l’Ungheria e la Turchia registrano i tassi più bassi di felicità, con rispettivamente, ‘solo’ il 45% e il 49% di popolazione felice.
Emerge dall’ultima edizione dell’Ipsos Happiness Index, l’indagine globale condotta in occasione della Giornata Internazionale della Felicità 2025, che si celebra il 20 marzo.
Nel lungo periodo stiamo diventando più infelici
L’indagine monitora i livelli di felicità globale dal 2011, e dei 20 Paesi inclusi nel primo sondaggio (ora sono 30) 15 mostrano una diminuzione della felicità rispetto a 14 anni fa.
La Turchia ha subito il calo più drastico, con una riduzione del 40%, seguita da Corea del Sud (-21%), Canada (-18%) e Stati Uniti (-16%).
Inoltre, se le persone tra 60 e 70 anni sono le più propense a dichiararsi felici, con percentuali rispettivamente del 75% e 76%, la fascia d’età compresa tra 50 e 59 anni mostra i livelli più bassi di felicità.
Anche in Italia, sebbene in misura inferiore rispetto alla media internazionale, oltre la metà della popolazione (65%) si dichiara felice, contro il 35% che si considera infelice. Rispetto al 2011 la felicità in Italia ha registrato un calo dell’8%, ma nell’ultimo anno si osserva un aumento del7% (58% 2024 vs 65% 2025).
I soldi fanno la felicità?
Probabilmente no, ma la situazione finanziaria emerge come l’aspetto della vita che incide maggiormente sull’infelicità delle persone.
Indipendentemente dal livello di reddito, dalla generazione o dal Paese di provenienza, le persone concordano nell’identificare la propria condizione economica come la principale causa di infelicità (media internazionale 58%).
In Italia, questa percentuale è leggermente inferiore, ma comunque significativa: 52%.
Altri fattori che contribuiscono all’infelicità degli italiani, ma in misura minore, riguardano non sentirsi amati (27%), problemi di salute mentale (26%), situazione sociale/politica del Paese (24%), mancanza di senso nella propria vita (21%).
Figli e famiglia in testa alla classifica
Mentre la situazione finanziaria emerge come la principale fonte di infelicità in tutti i 30 Paesi, i fattori che generano felicità mostrano maggiore varietà e complessità.
In generale, la famiglia, i figli e il sentirsi amati si rivelano le ragioni principali di felicità. Tuttavia, la percezione della felicità è significativamente influenzata da fattori come l’età, il reddito e il luogo di residenza.
Ad esempio, le generazioni più adulte tendono a indicare la famiglia come fonte primaria di felicità, mentre le generazioni più giovani attribuiscono maggiore importanza al sentirsi amati.
In Italia, il quadro delle fonti di felicità si delinea con famiglia e figli al primo posto (42%), poi, sentirsi amati (32%), benessere mentale (26%), amicizie (25%), situazione abitativa (25%).
